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Storia

A) CENNI STORICI

1) LAGO PRILE -

2) DECADENZA  IMPERO ROMANO
3) PRIMI TENTATIVI DI BONIFICA (Anno 1000)
4) DINASTIA DEI MEDICI
5) DINASTIA DEI LORENA (1800)
6) REGNO D’ITALIA (anno 1859)
7) SECOLO XX (1900)

B) COSTITUZIONE DEL CONSORZIO BONIFICA GROSSETANA


1) NASCITA DEL CONSORZIO (23 APRILE 1927)

2) COMPRENSORIO ORIGINARIO DEL CONSORZIO (1927)
3) STUDIO DEI LAVORI (1928)
4) ALLACCIAMENTO ACQUE ALTE (1929)
5) 1^ LAVORO: Inalveamento Fiume Bruna (1930)
6) ACQUE MEDIE E BASSE (1932)
7) SCOLO NATURALE (1932)
8) SCOLO MECCANICO (1932)
9) SCOLO INSUFFICIENTE (1932)

C) LAVORI DI COSTRUZIONE DI INFRASTRUTTURE


1) COSTRUZIONE RETE STRADALE (1932)

2) COSTRUZIONE ACQUEDOTTO RURALE (1932 e seguenti=
3) COSTRUZIONE IMPIANTO IRRIGAZIONE (1936)

D) MANTENIMENTO DEL TERRITORIO E RISPETTO DELL’AMBIENTE

LA STORIA

A) CENNI STORICI

1) LAGO PRILE


Etruschi

  • Impero Romano
  • Azione combinata del trasporto solido dei fiumi e azione del mare con conseguente chiusura dunale
  • Formazione laguna e origine di zona salubre e coltivata dai romani con insediamenti e ville.

L’azione combinata del trasporto di materiale solido, da parte dei fiumi e, l’azione erosiva del mare , hanno portato alla creazione di una serie di dune che venivano a delimitare la nostra zona costiera, creando così una laguna interna dove l’aria era salubre.
Sulle colline sovrastanti la laguna, denominata poi Lago Prile, e nei territori vicino ad essa, il terreno era molto fertile, quindi si hanno i primi insediamenti umani costituiti, in un primo momento, da parte degli Etruschi e successivamente da parte dei Romani.
Popolazioni che sopravvivevano grazie alla pesca, all’agricoltura ed al commercio dato che il lago offriva un’ottima via di comunicazione verso il mare e quindi verso città con le quali commerciare. Nelle nostre zone si possono vedere numerose necropoli e resti di vere e proprie ville ed abitazioni, come a Roselle, Vetulonia, Tirli.
Da ricordare è il fatto che già ai tempi dei Romani, le città erano dotate di acquedotti. Ci si prendeva cura dei torrenti e dei fiumi in modo tale che i campi potessero essere irrigati e l’agricoltura fosse florida.

2) DECADENZA  IMPERO ROMANO



Caduta di Roma

  • Invasioni barbariche
  • Abbandono delle coltivazioni
  • Acque dei fiumi e dei torrenti lasciate senza argini
  • Formazione della paludi

Se durante l’Impero romano, la zona aveva prosperato, con l’avvento della caduta dell’Impero e la conseguente calata dei barbari, tutto venne lasciato a se stesso.
Dove passavano le orde barbariche, i campi venivano incendiati, i villaggi distrutti e di conseguenza i fiumi ed i torrenti che prima erano arginati, puliti e curati in modo da permettere una buona navigazione, adesso erano lasciati invadere dalle piante e dalle erbe che, formando delle vere e proprie dighe naturali, impedivano il regolare deflusso delle acque, creando così delle pozze di acqua stagnante definite paludi.

3) PRIMI TENTATIVI DI BONIFICA (Anno 1000)

  • Primi tentativi di bonificamento
  • Guerre ed invasioni distruggono tutto con conseguente periodo di malaria

Nell’anno 1000 si ebbero i primi tentativi di bonifica da parte dei monaci che però non ebbero buoni esiti in quanto, le grandi lotte tra Guelfi e Ghibellini, la successiva invasione delle armate di Costantino I, ed i conseguenti saccheggi, portarono non solo all’abbandono delle campagne ma anche all’abbandono della cura dei fiumi e dei torrenti che, lasciati liberi, inondarono e distrussero tutte le opere precedentemente create.
Non essendoci più l’intervento dell’uomo, le acque stagnanti ben presto cominciarono a marcire creando l’habitat ottimale per le zanzare che ben presto diffusero la malaria in tutta la zona. Durante le piogge, i fiumi che non avevano più il corso libero, uscivano dagli argini naturali ed inondavano il terreno circostante ampliando sempre di più la palude.

4) DINASTIA DEI MEDICI

  • Lavori di bonifica con conseguente escavo di fossi e canali

Lo spopolamento delle campagne, l’economia in crisi e il crescente dilagare della malaria, indussero la dinastia dei Medici a compiere i primi lavori di bonifica che possono essere definiti tali, furono scavati dei fossi e dei canali in modo da permettere alle acque di scorrere e quindi di prosciugare gli stagni che si erano formati.
Ma questo non era sufficiente perché, la quantità di acqua da prosciugare era enorme e quindi impossibile da eliminare con un’opera di quel genere: occorreva non solo drenare l’acqua ma riempire anche il “vuoto” lasciato da essa in modo che eventuali inondazioni non ricreassero di nuovo la palude.

5) DINASTIA DEI LORENA (1800)

  • epoca di risanamento
  • Leopoldo I
  • Scelte politiche
  • Costruzione argine destro Fiume Ombrone
  • Leopoldo II --ing. Giorgini che espone la teoria secondo cui la malaria deriva da mescolanza di acque dolci e salate
  • Prima teoria delle colmate per rialzare i terreni
  • Fossombroni: rimedio radicale delle colmate
  • Ing. Manetti: progetti per colmate
  • 1829: si apre il canale diversivo
  • 1832: costruzione del secondo diversivo
  • lavori di colmata: molti anni di colmata e lavori di regimazione delle acque alte per evitare inondazioni


Fu però con l’avvento dei Lorena che si ebbe la vera e propria epoca delle grandi bonifiche. Già con Pietro Leopoldo I abbiamo delle scelte politiche innovative che vedono l’abolizione dei privilegi feudali e quindi l’incentivazione dell’iniziativa agricola: permettendo a tutti di possedere della terra, gli agricoltori erano incentivati a coltivarla e mantenerla salubre. La prima opera importante fu quella di restaurare l’argine destro del fiume Ombrone impedendo così la continua inondazione delle terre circostanti. Un personaggio chiave di questo periodo fu Leonardo Ximenes a cui dobbiamo la costruzione della Casa Rossa o casa Ximenes in Castiglione della Pescaia che, con una serie di chiuse permetteva di regolare il flusso delle acque.
Ma il periodo dei grandi lavori di bonifica non terminò qui: con Leopoldo II l’operosità crebbe ancora di più, i lavori furono affidati all’ing. Giorgini che espose per primo la teoria secondo cui la malaria derivava dalla mescolanza delle acque dolci con quelle salate. Egli propose di suddividere la costa in cinque zone che dovevano corrispondere alle cinque valli maggiori e in tali aree provvedere alla suddivisione delle acque dolci da quelle salate tramite un sistema di chiuse.  In questo periodo si hanno dei primi tentativi di bonifica con un sistema detto “a colmata” che aveva come obbiettivo di sollevare il livello dei terreni e drenare via l’acqua. Con Fossombroni, altro ingegnere incaricato della bonifica e con Manetti, incaricato della progettazione, il sistema delle colmate fu adottato come rimedio radicale in tutto il territorio portando così a dei primi risultati concreti.
E tali risultati possono essere visibili anche oggi. Leopoldo II dimostrò il suo impegno emanando delle leggi che dettavano le norme per la bonifica del territorio. Nel 1829, dopo soli 160 giorni di lavoro, che per i mezzi dell’epoca furono veramente un record, fu aperto il Primo Canale Diversivo che aveva la funzione di portare le acque torbide dell’Ombrone nel padule.
A sostegno di questo primo canale detto “derivatore” nel 1832 ne fu aperto un secondo. I lavori di colmata proseguivano incessantemente trasportando materiale verso valle così da creare dei riempimenti e quindi prosciugare il padule e, dall’altro lato contenendo e regimando le acque così dette “alte” in modo che inondazioni improvvise non distruggessero il lavoro già fatto.

6) REGNO D’ITALIA (anno 1859)

  • Annessione al regno d’Italia
  • Giogini: lavori di separazione delle acque con paratoie a ponte Giorgini
  • Baccarini: 1878 lavori per le colmate, conseguente stabilità della steccaia, costruzione paratoie a ponte Tura, lavori sul primo diversivo e scavo dei Diversivi
  • 1896: costruzione del Diversivo per interrimento, ci vogliono molti anni per guerre e difficoltà economiche.Con l’annessione al Regno D’Italia, per la Maremma, il periodo delle bonifiche continuò sulla linea dettata dai Lorena. Ma, fu un periodo non privo di problematiche. Nel 1859 la direzione dei lavori  di nuovo affidata a Giorgini il quale, tornando alla sua precedente teoria sull’origine della malaria, fece munire tutti gli edifici che avevano sbocco a mare con delle cateratte ma allo stesso tempo trascurò i lavori di colmata.

Lentamente nei canali si verificò un fenomeno detto “interrimento”. I canali cioè, avevano il fondo “riempito” da depositi limacciosi che, se in un primo momento scorrevano e venivano convogliati verso il padule, lentamente tendevano a cadere sul fondo ed a sedimentarsi alzando così il livello del fondale ed impedendo alle acque di scorrere liberamente. Questo portò a piene ed inondazioni.
Nel 1878, il governo volle occuparsi della questione Maremmana ed affidò i lavori all’ing. Baccarini del Genio civile che affrontò la questione rendendo stabile La Steccaia che aveva funzione di sbarramento dell’Ombrone ma che ogni anno veniva distrutta dalle piene, fece munire di paratoie l’ingresso del canale in modo da proteggerlo dall’immissione di acque e fece sistemare il letto e gli argini del primo diversivo.
Questo non portò certo alla risoluzione completa dei problemi infatti, per risolvere il problema dell’interrimento del Diversivo, occorre attendere il 1896 che ne vide la ricostruzione del letto rimuovendo i detriti depositati sul fondo e trasportandoli nuovamente a valle ottenendo così la duplice funzione di migliorare di nuovo lo scorrimento delle acque e di avere altro materiale a disposizione per proseguire le colmate. Ma, il clima politico dell’epoca non aiutò certamente il lavoro di bonifica in quanto con i vari moti rivoluzionari e le guerre interne molto spesso i lavori venivano abbandonati.

7) SECOLO XX (1900)

  • 1930: occorrono ancora 60 anni circa per formare il terreno per colmata ad una altimetria sufficiente.

Si arriva così ai primi del novecento dove i lavori subiscono alti e bassi a causa della guerra. Le opere di bonifica procedono a rilento, l’immissione delle acque torbide dell’Ombrone nei Diversivi, viene fatta solamente in occasione di grandi piene ed in quel caso, le acque venivano fatte attraversare i recinti di colmata in modo da raccogliere i depositi e da lì convogliate nel canale di S. Leopoldo che le portava direttamente al mare. In questo momento si stima che occorreranno circa 60 anni per arrivare ad uniformare il terreno tramite colmata, portandolo così ad un’altezza sufficiente affinché non venga di nuovo invaso dalle acque.
Si ritiene per tanto abbandonare il sistema di bonifica per colmata e provvedere allo scolo delle acque tramite intervento meccanico.


B) COSTITUZIONE DEL CONSORZIO BONIFICA GROSSETANA

1) NASCITA DEL CONSORZIO (23 APRILE 1927)

  • 1927/28: 10 grandi proprietari costituiscono Il Consorzio Bonifica Grossetana = latifondo


Nel 1927, le leggi in materia di bonifica, assicuravano la possibilità di poter svolgere tutte quelle operazioni che servivano per  il miglioramento agricolo e che, con l’ausilio dello stato, dovevano essere eseguite direttamente dai proprietari terrieri.
La legislazione diceva anche che la bonifica idraulica e cioè la bonifica che riguardava le acque ed il corso dei fiumi, doveva essere fatta in armonia con la bonifica agraria che si occupava appunto di prosciugare ed innalzare il terreno rendendolo utilizzabile.
Finché l’esecuzione di questi lavori era stata affidata a personalità diverse (abbiamo visto in precedenza durante il regno d’Italia e con i Lorena), non sempre la bonifica idraulica andava in armonia con la bonifica agraria e, questo provocava degli scompensi in quanto in alcuni casi è necessario modificare o deviare il corso di fiumi e torrenti affinché non provochino più inondazioni nelle zone già bonificate.
Quindi, un gruppo proprietari della pianura decise di costituire un Consorzio di Bonifica che, in modo veloce e adeguato, potesse mettersi a capo dell’opera di bonifica.
A differenza degli Enti Statali, questi, non avrebbero terminato l’opera di bonifica con l’ultimazione dei lavori ma sarebbe proseguita anche in seguito perché, migliori erano le condizioni agricole della zona e maggiore era anche l’utile che potevano ricavarne.

2) COMPRENSORIO ORIGINARIO DEL CONSORZIO (1927)

  • Comprensorio originario del Consorzio Bonifica Grossetana, descrizione del territorio

In origine il comprensorio del Consorzio Bonifica abbracciava quasi tutto il comune di Grosseto, parte del comune di Castiglione e una modesta parte del comune di Gavorrano, al giorno di oggi, nel 2003, con una legge della Regione Toscana, il comprensorio del Consorzio Bonifica è stato ampliato a ben 13 comuni.
La pianura della zona del Grossetano, comprensorio originario del consorzio, ha un aspetto piuttosto particolare: è una grande pianura circondata da colline su alcune delle quali, un tempo, come accennato in precedenza sorgevano città strategiche: Castiglione, Tirli, Buriano, Vetulonia, Giuncarico, Montemassi, Roccastrada, Moscona, Montepescali. Il territorio va scendendo verso valle inizialmente con una pendenza piuttosto forte fino ad arrivare al mare con una pendenza quasi assente.
Ci sono addirittura zone,  lungo la provinciale Grosseto – Macchiascandona che oggi si trovano sotto il livello del mare. L’aspetto idrico della nostra zona è composto da due grandi corsi d’acqua: il Bruna e l’Ombrone con i rispettivi affluenti che creano una rete di fossi e canali piuttosto vasta ed irregolare in quanto non tutti convergono verso il mare nella stessa direzione. Si vengono così a creare delle zone di acque dette “alte” che hanno facile sbocco al mare grazie alla pendenza che permette un facile scorrimento a valle ed acque dette “basse” quelle che, attraversando zone di scarsa pendenza (o addirittura assente) trovano difficile raggiungere il mare.

3) STUDIO DEI LAVORI (1928)

  • Studio dei lavori
  • Piano generale di bonifica – territorio circondato da colline


Come abbiamo detto, l’Amministrazione consortile iniziò subito le pratiche per poter cominciare i lavori. La prima cosa su cui fu posta attenzione, fu lo studio approfondito del territorio, in quanto, essendo la nostra zona circondata da colline ed avendo un andamento idrico irregolare, era soggetta a frequenti inondazioni, da parte delle acque alte: occorreva quindi creare una rete di canali che permettesse di convogliale nei grandi corsi d’acqua a facile scorrimento così da evitare inondazioni e piene.

4) ALLACCIAMENTO ACQUE ALTE (1929)

  • Fiume Bruna
  • Salica – Ombrone
  • Liberare le acque basse dalle piene ed inondazioni delle acque alte

La soluzione che fu studiata per ovviare al problema delle inondazioni da parte delle “Acque alte” così definite quelle acque che provenivano dalla zona collinare, fu quella di una rete di canali che convogliassero le acque alte verso i fiumi Bruna e Ombrone. Ma, il letto del Fiume Bruna, un fiume a carattere torrentizio era talmente ridotto da non riuscire a contenere più le piene e quindi occorreva ampliare l’alveo.

5) 1^ LAVORO: Inalveamento Fiume Bruna (1930)

  • Fiume bruna
  • Allaccianti fiume bruna
  • Torrente Salica
  • Allacciante Destra di Ombrone
  • Torrente Fossa

I lavori cominciarono subito nel 1930 sia con manodopera locale sia con braccianti provenienti dalla provincia di Vicenza.
La rete di canali allaccianti progettata per il fiume bruna doveva avere anche la sua corrispondenza dall’altra parte, e cioè sul fiume Ombrone, dove venne progettata una rete similare.
Particolare cura ed attenzione è stata prestata all’aspetto agrario che le campagne avevano assunto: la popolazione cominciava lentamente a tornare in campagna, quindi la rete dei canali fu modellata seguendo strade, confini e conformazione del terreno in modo da creare una struttura utile, agevole,  che  però non portasse danni economici all’agricoltura.


6) ACQUE MEDIE E BASSE (1932)

  • Divisione attraverso calcoli di quote terreno e pendenze canali per distanza dal mare
  • ACQUE MEDIE: altimetria sufficiente per scarico a mare
  • ACQUE BASSE: altimetria insufficiente per scarico a mare
  • Ha 19.900 scolo NATURALE
  • Ha 10.000 scolo INSUFFICIENTE


Una volta ottenuta la separazione delle acque alte da quelle basse ci si trovò nella necessità di calcolare quali effettivamente risultavano essere acque basse e quindi terreni che non avevano sufficiente pendenza per poter scaricare da soli a mare ed acque medie cioè quelle acque che possedevano l’altezza sufficiente per poter scaricare naturalmente. Tramite dei calcoli che “divisero” il territorio in base alle pendenze dei canali ed alla loro distanza dal mare, si definì che per Ha 19.900 le acque avevano un’altezza tale da permettere lo scolo naturale (erano quindi acque medie) mentre per Ha 10.000 l’altezza era insufficiente e quindi necessitava di interventi più profondi.

7) SCOLO NATURALE (1932)

  • Fiume Ombrone
  • Fiume Bruna
  • Canale san Rocco
  • Canale Molla – Unico

Dai calcoli precedentemente fatti, le zone geografiche a cui corrispondono le acque medie si individuano nel canale san Rocco e nel canale Molla – Unico, i quali trovandosi in una posizione geografica favorevole  (i due canali erano stati scavati in precedenza proprio per agevolare il drenaggio delle acque) necessitavano di interventi relativamente “importanti” in quanto le proprie acque scorrevano bene verso il mare.

8) SCOLO MECCANICO (1932)

  • Idrovora di Barbaruta
  • Idrovora di Cernaia
  • Idrovora di Casotto Venezia
  • Idrovora di San Leopoldo

Le zone che si trovano sotto il livello del mare e che erano state precedentemente prosciugate e colmate, necessitavano invece di un sistema meccanico di scolo, in quanto le acque tendevano a ristagnare: vengono così create le idrovore di Barbaruta, Cernaia, Casotto Venezia e San Leopoldo; impianti di pompaggio che permettevano di convogliare l’acqua in eccesso in modo che non si creassero allagamenti.
Le idrovore sono tuttora funzionanti ed in caso di forti piogge gli operai del Consorzio si alternano nel farle funzionare così da mantenere il livello delle acque costante ed evitando così il rischio di straripamenti ed inondazioni

9) SCOLO INSUFFICIENTE (1932)

  • Foce del Fiume Ombrone
  • Palude di Castiglione

Dei benefici delle idrovore usufruiscono anche zone più costiere come la foce del fiume Ombrone e la zona palustre di Castiglione che, trovandosi anch’esse sotto il livello del mare o comunque al suo pari, in alcuni casi non riescono a far defluire bene le acque.


C) LAVORI DI COSTRUZIONE DI INFRASTRUTTURE

1) COSTRUZIONE RETE STRADALE (1932)

  • Formazione di linee di comunicazione tra le zone produttive e gli sbocchi commerciali per trasporto prodotti agricoli
  • Larghezza in base all’importanza
  • Lunghezza complessiva circa 230 km


Sempre negli anni trenta, con l’avanzare della bonifica, il consorzio si trovò nella posizione di dover pianificare non solo la rete idrica ma anche quella stradale in quanto le strade erano necessarie sia per portare materiale e mano d’opera sul posto di lavoro ma anche per collegare le varie zone che, già bonificate cominciavano a produrre, con sbocchi commerciali dove vendere la loro merce. La creazione di queste strade è stata importante non solo per il commercio ma anche per le comunicazioni.  E’ stata una vera e propria opera di bonifica in quanto, le strade già esistenti non solo erano scarse ma poggiando su un suolo argilloso, tale struttura le rendeva impraticabili per diversi mesi l’anno isolando così i centri abitati ed i vari poderi sparsi nella zona. La grandezza delle strade fu calcolata in base alla loro funzione e all’importanza che avevano:  quelle che collegavano i centri più grandi furono costruite di maggiore larghezza, mentre le altre furono fatte più piccole ma, ognuna di queste era comunque dotata di banchine laterali, per un totale complessivo di rete stradale di 230 km


2) COSTRUZIONE ACQUEDOTTO RURALE (1932 e seguenti)

  • Acqua per persone e bestiame con costruzione di pozzi artesiani  acqua salmastra
  • Approvvigionamento idrico con botti e cisterne da Grosseto
  • Costruzione rete acquedotto consortile


Un’altra problematica  che il Consorzio si trovò ad affrontare, fu quella dell’approvvigionamento idrico alla popolazione che, in virtù delle bonifiche, aveva ricominciato a popolare le campagne. In un primo momento furono scavati dei pozzi, ma specie nelle zone vicino al mare l’acqua era risultata salmastra e quindi inadatta sia all’uomo che agli animali. In un primo momento la situazione fu risolta trasportando da Grosseto grosse botti d’acqua che venivano distribuite nella zona, mentre per abbeverare gli animali, l’acqua dell’Ombrone veniva convogliata nei canali di scolo che così avevano la duplice funzione di scolo e di beveraggio.
Ma non era sufficiente: la popolazione aumentava, le condizioni igieniche erano precarie perché i tempi per la consegna dell’acqua erano lunghi e, i mezzi per conservarla inadeguati; si sentiva quindi la forte necessità di creare un acquedotto rurale che portasse, in tempo reale, l’acqua alle campagne permettendo così alle persone di vivere in condizioni igieniche migliori. Si stipula così una convenzione con il Comune di Grosseto, proprietario di un importante acquedotto che viene dal Monte Amiata. Le acque vengono convogliate nel serbatoio di Montrosoli vicino Istia, il consorzio Bonifica acquista il serbatoio utilizzandolo come serbatoio di compensazione e da lì parte la prima derivazione della condotta dell’acquedotto rurale del consorzio bonifica che inizia con un anello nella cintura di Grosseto fino ad espandersi nelle zone rurali più lontane. Le prime stime fatte all’epoca prevedevano un consumo pro capite di circa 30 litri al giorno mentre per il bestiame era di circa 70 ma questi dati nel giro di pochi anni già non andavano più bene perché la popolazione continuava ad aumentare, anche il bestiame era più numeroso proprio in virtù della bonifica dei terreni che adesso erano coltivabili.

Con la costruzione dell’acquedotto del Fiora, il consorzio stipulò una nuova convenzione che permise di portare acqua in tutte le zone. Nel 1969 fu realizzato anche il serbatoio di Poggio Olivetone potendo così servire meglio la zona di Macchiascandona fino a Castiglione.

3) COSTRUZIONE IMPIANTO IRRIGAZIONE (1936)


  • 1960 e seguenti
  • Zona sud – ovest di Grosseto
  • Impianto a Canaletta
  • Impianto intubato

In un primo momento, l’urgenza della bonifica e dell’approvvigionamento idrico alla popolazione ed al bestiame, non permise l’inclusione di progetti che riguardassero l’irrigazione del territorio ma, nel 1936 la Società Elettrica Valdarno presentò domanda al Ministero dei Lavori pubblici per poter convogliare l’acqua dell’Ombrone, mista ad acque di scarico in un serbatoio in modo da poter irrigare parte della pianura grossetana. Nel 1949 i diritti passarono alla Società Alta Merse che presentò un progetto di costruzione dell’impianto irriguo. Nel 1950, la Società passò i diritti al Consorzio Bonifica Grossetana che costruì una prima rete nella zona sud ovest di Grosseto. L’impianto parte da Ponte Tura dove esiste una presa in prossimità della centrale idroelettrica di san Martino, un grande canale detto “canale primario” parte da lì ed arriva fino ad un “Ripartitore” cioè un meccanismo che permette di separare le acque destinate all’irrigazione rispetto alle acque destinate alla centrale. Da questo canale parte poi un altro canale sempre a cielo aperto che va da san martino a San Carlo dando così la possibilità a 27 comizi irrigui (27 ripartizioni del territorio) di poter usufruire dell’acqua. All’interno di ogni area c’è un’altra rete di canali che attraversa le varie proprietà e permette così a chi ne fa richiesta di usufruire dell’acqua per irrigare.

 

D) MANTENIMENTO DEL TERRITORIO E RISPETTO DELL’AMBIENTE

Il comprensorio originario, costituito dalla sola zona pianeggiante, è stato ampliato anche alla zona collinare in seguito alla Legge n° 34/94 della Regione Toscana ed ha raggiunto così l’estensione di 190.000 ettari.
I nuovi compiti del Consorzio Bonifica Grossetana sono quelli di mantenere un equilibrio nei nostri bacini idrici nel rispetto dell’ambiente, per la salvaguardia sia del territorio, delle attività produttive e degli insediamenti urbani.
Da una zona malsana e acquitrinosa, l’uomo con il suo intervento è riuscito ad ottenere terreni adatti alle coltivazioni ed un ambiente ideale per vivere. Soltanto cento anni fa la nostra zona era priva di linee di comunicazione, scarsamente abitata e improduttiva.
I risultati fino ad oggi ottenuti dovranno essere mantenuti ed eventualmente migliorati, con l’impegno delle generazioni future. Per questo motivo è fondamentale far capire che la natura, se curata e rispettata, può essere molto generosa con l’uomo.