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CAMBIAMENTI CLIMATICI E TERRITORIO

Grande successo di folla sabato 10 marzo scorso a Grosseto, in sala Pegaso in Provincia, dove l’Ordine dei dottori Agronomi e Forestali organizzava un convegno dal tema: “Cambiamenti climatici e territorio”. Istituzioni, studenti e tanta gente hanno fatto da cornice agli interventi dei relatori. Tra questi, molto apprezzato anche quello del presidente del Consorzio Bonifica 6 Toscana Sud, Fabio Bellacchi, che ha ricordato l’importanza di realizzare al più presto nuovi invasi. Consorzi che sono sempre in prima fila nell’azione di contrasto al rischio idrogeologico. Come ha poi ricordato anche Massimo Gargano, direttore nazionale di Anbi.

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Agricoltura, gestione del suolo e prevenzione del dissesto idrogeologico, i temi trattati di fronte a una platea gremita e attenta.

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Tra i più apprezzati, l'intervento del direttore nazionale di Anbi, Massimo Gargano. "Un tempo, la nostra missione era quella di asciugare le terre per darle agli agricoltori - ha detto Gargano - oggi la nostra mission è quella di difendere i territori dalla acque e rispondere alle esigenze dei cittadini e delle imprese. Compito sempre più difficile visti i grandi cambiamenti climatici. Un problema molto sentito anche qui in Toscana, dove l'economia del turismo e dell'ambiente sono il motore trainante. L'impegno di Anbi è quello di innalzare il livello di coinvolgimento delle istituzioni, che spesso hanno palesato scarsa sensibilità su questi temi".

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Poi Gargano, dopo aver ricordato i numeri importanti che riguardano l'opera dei 142 consorzi di bonifica associati in tutta Italia, ha toccato anche il tema della siccità, che presto tornerà di attualità, malgrado le recenti precipitazioni. Semplicemente perché: "L'acqua caduta non basterà a rimpolpare le scorte per la prossima stagione estiva e come al solito, la maggior parte di questa andrà perduta, con gravi danni soprattutto per l'agricoltura". Così, torna di attualità il Piano Nazionale degli Invasi, che vede Anbi in prima linea e già pronta a livello progettuale, per la costruzione di 2000 nuovi invasi nei prossimi 20 anni. "I soldi ci sono, se è vero che le regioni ricevono dal governo fior di quattrini ogni qual volta si dichiara uno stato di calamità. Ma forse, sarebbe preferibile spendere quello stesso denaro per prevenire certe situazioni".