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A 53 anni dall’alluvione, dolore, memoria ma anche prevenzione

La mattina del 4 novembre 1966 l’Ombrone ruppe gli argini. Oggi il Consorzio di Bonifica lavora a intubamenti e invasi.

Alluvione 1966

Nell’ultimo mezzo secolo gli amministratori hanno cercato di avviare un percorso per trasformare il fiume Ombrone da motivo di preoccupazione in un patrimonio ambientale e paesaggistico, un’attrazione turistica. Ne è riprova il ponte inaugurato quest’anno ad Alberese, simbolo di un ritrovato feeling con il fiume. E poi i molteplici e milionari interventi compiuti dal Consorzio di Bonifica, grazie a risorse regionali e nazionali, per fare prevenzione rispetto al rischio di nuove esondazioni, opere per contenere la portata delle piene, a garanzia di una gestione più efficace degli episodi di maltempo.

Oggi non pioverà a Grosseto. Ma la ricorrenza del 1966, con le strade inzuppate dalla pioggia dell’ultimo fine settimana, sarà come al solito potente nella memoria di chi quei giorni li visse in città e nelle campagne intorno.

Il ricordo dell’alluvione del 4 novembre 1966 non viene scalfito dagli anni che passano, anzi… Per chi allora, 53 anni fa, viveva a Grosseto, per chi era già in grado di capire e ricordare, per chi l’alluvione l’ha vissuta dai racconti e ne ha constatato le tragiche conseguenze attraverso immagini, pubblicazioni, cronache dell’epoca, quella odierna resta una giornata diversa dalle altre, colorata di grigio e marrone.

Doveroso il tributo della memoria. La Maremma, in quella fatidica giornata, dopo piogge incessanti, si ritrovò sommersa dall’acqua. L’Ombrone straripò al mattino, rompendo gli argini nella zona del Berrettino, tra via de’ Barberi e l’Aurelia, a sud dell’abitato. Il fiume, fino al giorno prima rintanato nel suo letto, seppur minaccioso, uscì e fece visita alla città.

A dire il vero era già successo altre volte. L’ultima una ventina di anni prima, il 2 novembre 1944. Allora l’alluvione aveva colpito una città già provata e distrutta dai bombardamenti, dei quali in qualche modo completò l’opera.

«Oggi il tratto che scorre tra Paganico e la foce – conferma Fabio Bellacchi, presidente del Consorzio di Bonifica, sentito ieri dal Tirreno – è in sicurezza, sotto controllo, grazie ai lavori fatti negli ultimi anni. E altri ne abbiamo in programma. Per esempio l’intubamento del canale di irrigazione tra Ponte Tura e la centrale idroelettrica. Un’opera che permetterà in futuro di non avere argini bagnati. In fase di finanziamento anche due invasi sui principali affluenti grossetani dell’Ombrone: uno sul Lanzo, uno sul Gretano, mentre un altro invaso potrebbe sorgere sull’Orcia nel Senese».

Per realizzare gli invasi sul Gretano e sul Lanzo occorrono 47 milioni di euro, 25 per il primo, 22 per il secondo. Una volta completati gli adempimenti burocratici arriverà il via libera alla stesura dei progetti per la creazione degli sbarramenti sul torrente Gretano, alla confluenza con il Fosso Seguentina, in località Poggio Martino (tra Roccastrada e Civitella Paganico), e sul Lanzo. Ma l’obiettivo del Consorzio è più ambizioso: conquistare anche il finanziamento degli step successivi, approfittando del fatto che il piano nazionale varato dal Mit ha un orizzonte temporale di dieci anni. La Maremma, d’altra parte, è a forte vocazione agricola e risulta, in Toscana, quella con il maggior bisogno di irrigazione. Per questo gli invasi avranno una doppia funzione. Rallentare il corso e la portata degli affluenti dell’Ombrone, nel tratto a monte, e fornire acqua buona per le colture agricole nei sempre più frequenti periodi siccitosi. 

Il Tirreno 04/11/2019 

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